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VINCENZO BELLINI E GIULIO MONTEVERDE: LA SONNAMBULA AD ASTI

«Ah, non credea mirarti
sì presto estinto, o fiore
passasti al par d’amore
che un giorno sol durò»

(Amina, Atto II)


Questa è la celebre aria da soprano tratta da La sonnambula, opera seria in due atti messa in musica da Vincenzo Bellini su libretto di Felice Romani.
Composta in soli due mesi dal compositore catanese mentre si trovava sul lago di Como, fu modificata da Felice Romani per quel che riguarda il soggetto, di carattere pastorale, tramite l’eliminazione della scena dell’agnizione conclusiva in cui il Conte Rodolfo si sarebbe dovuto rivelare come padre naturale di Amina.


Come si collega dunque la famosa opera ad Asti?
Attraverso la presenza nelle collezioni permanenti di Palazzo Mazzetti del bozzetto del 1876-1879 in terracotta raffigurante la protagonista: La Sonnambula, ovvero Amina.
La scultura fu realizzata da Giulio Monteverdi, artista e senatore nel 1889, oltre che Commendatore della Corona d’Italia.


Come artista, Monteverde, si rifà al gusto aneddotico e al realismo con l’intento di concretizzare l’idea positivistica di progresso. Tra i temi più frequentemente trattati ci sono quello della fanciullezza, del genio, della sensualità e del magnetismo, dell’esaltazione del tipo umano dello scienziato.


Monteverde si dedica, nella prima metà degli anni settanta dell’Ottocento, a ricerche ottico-percettive, che interessano soprattutto il bozzetto; questa fase sperimentale caratterizzata dalla rapidità è più attenta alla luce rispetto alla precisione del disegno.
Monteverde predilige talvolta un modellato eseguito per sovrapposizione di materia, anziché per sottrazione.
Il bozzetto al secondo piano di Palazzo Mazzetti, tecnicamente sembra rientrare proprio in questa fase stilistica ed evidenzia una figura in torsione, con le mani giunte al petto ed un abito da popolana sfrangiato in fondo.


I collegamenti dell’opera La Sonnambula con Asti non terminano qui, tuttavia.


Al Museo Guglielminetti, nelle cantine storiche di Palazzo Alfieri, si scopre infatti il modellino per la scenografia dedicata all’opera belliniana realizzata dal maestro Eugenio Guglielminetti. Dagli anni ‘70 l’artista astigiano comincia ad utilizzare fondali dipinti e velari luminescenti per l’opera lirica, con alcune citazioni realistiche che si alternano a riflessi surreali. Il progetto in questione pertanto ricalca esattamente tali caratteristiche, che insieme all’illuminazione sapientemente gestita regalano atmosfere suggestive all’opera.

Asti scopre un altro collegamento importante, dunque: dopo quello col cinema attraverso la figura del regista Pastrone, quello con la tragedia attraverso Vittorio Alfieri, arriva quello con la lirica grazie a “La Sonnambula”.

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