Vai al contenuto
LO SPECCHIO DI BRONZO: RAFFINATEZZA E MITO NELL’ANTICO GIAPPONE

Tra gli oggetti presenti nella Collezione Orientale esposta a Palazzo Mazzetti spicca senza dubbio lo specchio senza manico di bronzo bianco, donato alle collezioni civiche nel 1920 da Mariateresa Guglielminetti, sorella di Enrico II Contrammiraglio della Regia Marina Militare.
Il prezioso oggetto è decorato con una scena tratta dal celebre racconto del Tagliatore di Bambù (Taketori-Monogatari) risalente al X secolo e ritenuto il più antico esempio di narrativa nipponica.

LO SPECCHIO
Lo specchio (wakyo) di forma rotonda risale alla prima metà del periodo Edo (1603-1768) è accompagnato da una raffinata scatola laccata dal coperchio bombato e decorato “a buccia di pera”, era destinato al corredo matrimoniale di una fanciulla facente parte dell’aristocrazia feudale. L’oggetto, che presenta una parte non decorata e lucidata a specchio, poteva essere incastrato in un supporto che fungeva da manico, in una base d’appoggio da tavolo o appeso. È probabile che l’esemplare astigiano abbia subito un distacco del manico nel corso del tempo.

TECNICA E MATERIALE
Lo specchio è stato realizzato in bronzo bianco (hakudo), una lega di bronzo frequentemente utilizzata per manufatti di questa tipologia, il cui componente principale è il rame con percentuali variabili di stagno, zinco e ferro. Rispetto al bronzo classico, la minor quantità di rame e l’aumento della percentuale di zinco, rende questa lega particolarmente resistente all’ossidazione e dall’aspetto simile all’argento. La buona qualità della realizzazione denota la notevole capacità degli artigiani che erano soliti realizzare uno stampo non riutilizzabile, per rendere l’oggetto non replicabile, quindi di fatto unico, in cui colavano il metallo fuso. A colatura raffreddata si eliminava lo stampo e si procedeva a rifinire e dettagliare le decorazioni con minuti attrezzi prima di terminare l’oggetto con la lucidatura.

LA PRINCIPESSA DELLA LUNA
La superficie posteriore dello specchio di bronzo presenta la figura di un vecchio con cappello e mino (impermeabile realizzato in foglie di kaya, pianta simile al riso) che sta sradicando con la zappa un grosso germoglio in un bosco di bambù. La scena, ambientata all’inizio di una piovosa stagione primaverile, è tratta dall’inizio della storia del taglia bambù, il racconto più antico che la tradizione letteraria giapponese ci abbia tramandato.
Sanuki No Hiyatsuko, trova una minuscola bambina splendente (la principessa Kaguya) all’interno del tronco di bambù ed essendo lui senza figli decide di portarla a casa per la gioia della moglie. L’anziana coppia si arricchisce con l’oro che periodicamente il taglia bambù trova nella foresta e la bambina, molto amata dai genitori adottivi, cresce miracolosamente in tre mesi diventando una donna di impareggiabile bellezza.
La fama della bellezza di Kaguya porta presto pretendenti alla porta e ben cinque nobili desidererebbero sposarla, ma la giovane che non ha intenzione di prendere marito tenta di scoraggiarli assegnando loro delle prove impossibili da compiere.

CINQUE PROVE IMPOSSIBILI
Kaguya assegna ai propri pretendenti delle sfide difficilissime: colui che riuscirà a compiere la propria sarà degno di averla in moglie.
Il primo dei nobili fu incaricato di ritrovare la ciotola di pietra del Buddha, contenitore con il quale egli raccoglieva le elemosine, un oggetto sacro e introvabile: il pretendente fingerà di trovarla ma la principessa scoprirà che la ciotola che le è stata portata altro non è che un manufatto artigianale realizzato in un villaggio vicino.
Un altro pretendente partì alla ricerca di un ramo dell’albero leggendario dell’isola di Horai fatto d’oro con frutti di gioielli e perle. Egli lo fa realizzare da degli orefici che nel richiedere il pagamento per quest’opera incredibile svelano l’inganno.
Il terzo pretendente avrebbe dovuto portare a Kaguya la pelliccia del “topo di fuoco” della Cina, ma l’impresa è troppo difficile e l’uomo si presenta con una veste acquistata che, al contatto col fuoco, brucia miseramente.
Al quarto pretendente si richiede il gioiello luminoso dal collo di un drago; il nobile parte per mare, ma una tempesta terribile lo fa desistere dalla ricerca.
L’ultimo pretendente deve trovare la conchiglia magica che si trova nel nido delle rondini e nel cercare l’oggetto cade infortunandosi gravemente.

L’IMPERATORE E IL RITORNO A CASA
Anche l’Imperatore, dopo aver preteso di incontrarla si innamora della principessa della luna e vorrebbe che Kaguya si trasferisse a corte. Lei spiega con grande rispetto le motivazioni per cui non può accettare e i due restano in buoni rapporti d’amicizia.
Per Kaguya è il momento di tornare a casa: ella non appartiene alla terra, ma arriva dalla luna e lì deve tornare. L’Imperatore è avvisato dalla sua partenza, così si mette in viaggio per raggiungerla. La giovane giunge alla sommità del Monte Fuji e dopo aver lasciato una pozione di immortalità in dono all’Imperatore torna in volo sulla luna scortata da esseri celesti e grazie ad un mantello magico dimenticherà la sua esperienza terrestre. L’imperatore disperato per la sua partenza, non volendo vivere senza di lei in eterno, distrugge sulla vetta del Monte Fuji l’elisir di eterna vita e di fatto dona l’immortalità al vulcano, il cui fumo ancora oggi ricorda ai giapponesi le pene d’amore dell’Imperatore in questa indimenticata favola.

TAKETORI-MONOGATARI: UNA FAVOLA SENZA TEMPO
Il racconto da cui è tratta la decorazione dello specchio di bronzo astigiano è stato scritto nel 909 ca. ma è certamente più antico essendo tratto dalla tradizione orale precedente.
Il Taketori Monogatari affonda le proprie radici nella tradizione e nel mito cinese assorbito dalla cultura giapponese e sarà ispirazione per molta letteratura in prosa successiva, come ad esempio la storia di Momotarō, minuscolo bambino racchiuso in una pesca, e Urikohime bimba trovata nell’uovo di usignolo. I prodigiosi bambini di questi racconti portano fortuna e ricchezza a chi li ama e sono destinati a lasciare un segno morale ai lettori delle loro imprese.
La storia della Principessa Splendente ha ispirato molti personaggi di Manga e Anime moderni tra cui Sailor Moon e la trasposizione cinematografica animata d’autore dello Studio Ghibli del 2013: il mito di Kaguya vive nella tradizione e nella modernità giapponese.

Altri
articoli

Questo Sito Web utilizza Cookie

Utilizziamo cookie, anche di terze parti in particolare per assicurare all’utente un’efficace navigazione, per analizzare il nostro traffico e monitorare il comportamento dei visitatori, anche per finalità di marketing.

Cliccando “accetta” acconsenti all’uso di tutti i cookie che utilizziamo.

Per selezionare in modo granulare soltanto alcune terze parti puoi cliccare su “personalizza”.

Per proseguire la navigazione mantenendo le impostazioni di default (solo i cookie necessari) clicca su “rifiuta tutti (solo necessari)”.

Per saperne di più consulta la nostra cookie policy disponibile al seguente link: https://www.museidiasti.com/centro-privacy/informativa-sui-cookie/

Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.


Per utilizzare questo sito Web utilizziamo i seguenti cookie tecnicamente necessari
  • wordpress_test_cookie
  • wordpress_logged_in_
  • wordpress_sec

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi