La Torre Troyana rappresenta oggi uno degli elementi più riconoscibili del paesaggio urbano astigiano, ma la sua forma attuale è il risultato di una lunga sequenza di trasformazioni che affondano le radici in epoche molto precedenti alla sua costruzione.
Le indagini archeologiche condotte tra il 1997 e il 1998 hanno permesso di ricostruire, almeno in parte, la storia dell’area su cui sorge la torre, mostrando come questo settore della città fosse già frequentato in età romana. Le tracce individuate sono costituite da strutture murarie, in mattoni e ciottoli di fiume legati da malta, appartenenti a edifici non monumentali. La posizione, non lontana dall’anfiteatro cittadino, suggerisce una zona periferica ma attiva, probabilmente legata ad attività produttive e alla viabilità.
Tra la fine del II e il III secolo d.C. l’area viene progressivamente abbandonata: gli edifici sono smantellati e i materiali riutilizzati. In età tardoantica, poco distante, si sviluppa anche una necropoli, a conferma del cambiamento di utilizzo di questo spazio cittadino.
Per l’alto Medioevo le testimonianze sono più limitate, ma non assenti. Gli scavi hanno restituito frammenti ceramici databili tra X e XII secolo, che indicano una ripresa di utilizzo dell’area, ancora sporadica, ma inserita nel processo di espansione della città medievale.
Nel XIII secolo, in un momento di forte sviluppo del Comune di Asti, si colloca la costruzione del complesso della famiglia dei Troya, formato da un palazzo e da una torre angolare. Le fondazioni della torre sono realizzate scavando una trincea riempita con ciottoli e frammenti lapidei legati da malta, una soluzione solida e adatta a sostenere una struttura di altezza importante.
L’alzato è in mattoni disposti in modo regolare. La parte inferiore presenta poche aperture, limitate a semplici monofore, mentre i livelli superiori risultano più articolati. Questa differenza evidenzia la distinzione tra una base con funzione strutturale e le parti più alte, caratterizzate anche da un maggiore sviluppo architettonico.
La torre faceva parte di un complesso più ampio, collegato a un palazzo e inserito in un punto strategico della città, in prossimità di un importante nodo viario. La sua collocazione in prossimità di un importante nodo viario urbano sottolinea il valore strategico e rappresentativo dell’edificio nel contesto cittadino.
Nel corso del XIV secolo il complesso viene trasformato. Le murature mostrano interventi che interessano sia il palazzo sia la torre, con modifiche ai livelli superiori e l’introduzione di elementi più elaborati, come le bifore e le decorazioni in laterizio e arenaria. All’interno dell’area è stata individuata anche una fossa per la preparazione della calce, poi riempita con materiali del pieno Trecento, tra cui ceramiche, vetri e oggetti metallici, testimonianza diretta delle attività di cantiere.
Tra la fine del Medioevo e l’età moderna cambia anche la funzione del complesso. Il palazzo entra infatti in una fase di degrado, mentre la torre viene mantenuta e utilizzata per funzioni pubbliche, legate alla vita civica e alla misurazione del tempo. Le trasformazioni sono visibili nelle murature e nelle pavimentazioni, spesso realizzate con materiali di reimpiego.
Nei secoli successivi nuovi edifici vengono costruiti intorno alla torre, che viene progressivamente inglobata in un complesso più ampio, destinato anche a funzioni assistenziali come l’Ospedale di Carità. Questo modifica profondamente la percezione originaria della torre, che perde il suo ruolo di elemento isolato nel tessuto urbano.
Le indagini archeologiche hanno permesso di ricostruire questa sequenza di fasi, mostrando come la Torre Troyana sia un vero e proprio documento della storia urbana di Asti, capace di conservare nelle sue strutture le tracce di un processo lungo e complesso, che ha visto la città trasformarsi e ridefinirsi nel corso dei secoli.





