Andrea Pistarino fu un pittore piemontese nato ad Alessandria nel 1897 e morto a Torino nel Giugno 1960. Oltre ad essere un pittore, era anche un predicatore appartenente all’ordine dei Domenicani di cui fece parte dal 1924. Fu un artista dagli interessi variegati, eseguì nature morte, paesaggi e scene sacre.
Giunse ad Asti nel 1915, creando il suo studio e cominciando a lavorare con colori e pennelli. Strinse forti legami di amicizia con Canuto Borelli (1852 – 1928) e Giuseppe Manzone (1887 – 1983). Nel corso degli anni successivi il suo studio divenne luogo di esperienze e discussioni. All’età di 23 anni espose, alla XII Internazionale Veneziana, due sue opere dal titolo “Figura di vecchia” e “Paesetto” ora nella Pinacoteca di Alessandria.
Molte delle opere da lui prodotte si trovano oggi in Gallerie, Musei Civici e in collezioni private e comunali Italiane ed Estere. Tra queste vi è quella presente ad Asti, inizialmente esposta a Palazzo Alfieri e successivamente ubicata a Palazzo Mazzetti, riportante il titolo “Ritratto di mia madre”frutto di una donazione da parte di Mario Ottolenghi e attribuibile a Pistarino grazie alla firma riportata in basso a sinistra del dipinto. La tecnica utilizzata è quella a pennello, l’opera è racchiusa all’interno di una cornice in legno scolpito e dorato.
Tutto ciò che produsse in vita è stato oggetto di visione da parte di diversi critici, i quali parlarono e scrissero di lui e dei suoi quadri con notevole ammirazione: “I suoi personaggi sono di paradiso, di un paradiso terrestre, non dantesco, ma presepiale” (E. Zanzi). “Dinanzi ai suoi quadri, nell’ammirare il pittore che riesce a suscitare in noi emozioni così sottili e preziose, non è possibile non invidiare l’uomo che ha trovato una felicità così grande” (G. Pacotto)
Nella sua vita vi era una grande assenza, quella di Dio. Lo aveva dimenticato sin dall’adolescenza e questo portò nel pittore un grande senso di vuoto. A 26 anni Pistarino decise di aderire alla massoneria. Dopo aver rinviato un paio di appuntamenti, una sera del 1923, stabilito l’incontro decisivo con la loggia massonica, uscì di casa per dirigersi all’incontro ma fatti pochi passi, sentì suonare le campane della Collegiata di San Secondo e lì si fermò. Entrò nella chiesa e, dal pulpito, il Canonico De Maria parlava di Gesù Cristo e della sua chiesa, sempre pronta ad accogliere le anime più bisognose. Profondamente colpito dalla coincidenza, il pittore si nascose all’ombra di una colonna della chiesa. Spaventato da ciò che era appena successo, decise di parlarne con qualcuno. Si diresse a casa di amici e lì vi trovò una delle mamme, una donna nobile e di fede che Pistarino stesso chiamerà in un secondo momento la “sua mamma”. Ella lo ascoltò, lo illuminò e gli aprì orizzonti nuovi e mai pensati. La signora gli chiese di eseguire per lei un ritratto e mentre Andrea tracciò sulla tela il volto della “mamma”, ella a sua volta cominciò l’abbozzo del volto di Gesù Cristo. Il Grande Assente era ora divenuto il Desiderato.
Nell’Ottobre del 1924, Andrea, accompagnato dalla sorella Rita, suonò alla porta del Convento di S. Domenico a Chieri per chiedere di consacrare la sua vita a Cristo nell’Ordine Domenicano, l’ordine della Verità e della Misericordia. Il giorno in cui ricevette il bianco abito dei predicatori chiese di venir chiamato, da lì in avanti, “Fra Angelico”, in onore del suo grande fratello domenicano, pittore sommo, Fra Giovanni da Fiesole, comunemente conosciuto come “Beato Angelico”.
Il 30 Agosto 1929 Fra Angelico, terminati gli studi di teologia e compiuto il noviziato, salì all’altare divenendo Sacerdote di Cristo. Tutto ciò non lo fermò dal continuare ad usare colori e pennelli.
Predica sui pulpiti e nella pittura: mentre con la voce spiega la Parola di Dio, con la pittura: mentre con la voce spiega la parola di Dio, con la pittura
la rende visibile ai fedeli attraverso un’arte “carica di luce”. Nonostante il suo talento e l’enorme successo riscontrato mediante la sua arte, Padre Angelico sapeva che in realtà, l’unico successo da perseguire era quello della santità. Un giorno, tentato di buttare pennelli e colori al fiume, decise di parlarne con i suoi fratelli, i quali gli consigliarono di non gettare via la sua arte. Decise quindi di seguire il loro consiglio e di incanalare i proventi derivanti del suo lavoro di pittore in progetti destinati alle vittime di guerre e ai bambini rimasti orfani. Con tali ricavi riuscì ad acquistare “La Casa del Sacro Cuore” all’interno della quale poter ospitare tutti quei bambini rimasti orfani e donare loro il calore di una famiglia. Per loro vi era anche una nuova mamma, Maria Regale, una terziaria domenicana consacrata a Dio mediante voti privati.
Pistarino riuscì a far divenire la sua arte “pane per i più bisognosi”.
Pochi giorni prima di morire l’artista disse “La Fede, il Sacerdozio, l’Opera del Sacro Cuore sono i doni più belli che Gesù e la Madonna mi hanno fatto. Lo Spirito che ci anima è lo Spirito di Gesù, di amore alla Verità. Sempre la Carità di Cristo”.

