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UN’ISCRIZIONE MILLENARIA NELL’ASTI ROMANA

Nel cuore delle città romane di epoca imperiale, pulsava la vita delle corporazioni professionali, vere e proprie colonne portanti della società di quel tempo. Tra le testimonianze preziose di questa antica realtà, si erge un modesto cippo di marmo, un frammento prezioso di storia che ci connette al passato glorioso dei fabbri, dei costruttori e degli artigiani metallurgici, dedicato con devozione al Genio del Collegio dei Fabbri ad Asti.

Questo piccolo ma significativo reperto è stato rinvenuto in una buca medievale nel settore orientale dei cantinati di Palazzo Mazzetti ad Asti, a ridosso dei resti di una torre angolare che si affacciava sulla via principale. Mutilato nella parte inferiore e posteriore, il cippo misura appena 0,29 metri per 0,26 metri, con uno spessore di 0,10 metri. La sua forma elegante è caratterizzata da modanature e terminazioni superiori concave, mentre l’iscrizione incisa sulla sua fronte rivela la sua importanza storica.

Gen(io)

C(ollegii) F(abrum) H(astensium)

M(arcus) Bennius

Aemilianu[s]

miles ra[…]

“Al Genio del Collegio dei Fabbri di Asti, (da parte di) Marco Bennio Emiliano, soldato…”

Il Genio, divinità tutelare per i Romani, rappresentava l’entità protettrice di persone, istituzioni e luoghi. L’iscrizione dedicata al Genio del Collegio dei Fabbri è quindi un segno di devozione religiosa, un omaggio all’entità divina che vegliava sulle attività e sulle vite di coloro che operano nell’arte della fabbricazione e della costruzione.

Purtroppo, la rottura del cippo impedisce di conoscere i dettagli del dedicante, ma grazie alle indagini storiche possiamo ipotizzare che fosse un soldato forse originario della Dalmazia, come suggerisce il nome della sua famiglia, i Bennii. Questo soldato potrebbe aver nutrito un profondo legame con l’associazione dei fabbri, il cui ruolo era fondamentale nella società municipale, soprattutto nell’ambito dell’edilizia pubblica.

Il cognome Aemilianus potrebbe indicare un legame con un’altra famiglia, forse dei nonni o della madre del dedicante, o addirittura con un precedente padrone, se si trattava di un liberto. La parola miles suggerisce il suo status militare, ma non segue l’abbreviazione tipica delle iscrizioni militari romane. La presenza di questa dedica vicino alla sede del Collegio dei Fabbri suggerisce che il cippo fosse esposto in un luogo pubblico, forse presso la schola dell’associazione, dove si svolgevano i culti delle divinità protettrici.

Questo ritrovamento ci avvicina alla localizzazione della sede del Collegio, probabilmente nelle vicinanze dell’antico foro, il cuore pulsante della vita cittadina. Altre testimonianze di corporazioni professionali ad Asti, come il Collegio dei Dendrophorii (i carpentieri), ci permettono di comprendere meglio il tessuto sociale e economico di questa città romana.

Nell’epoca imperiale romana, le corporazioni professionali erano infatti pilastri fondamentali della struttura sociale ed economica delle città. Organizzate in base alle diverse attività produttive e artigianali, queste regolavano l’esercizio delle professioni, tutelavano gli interessi dei loro membri e contribuivano allo sviluppo e al benessere della comunità. Dai fabbri ai mercanti, dai costruttori ai tessitori, ogni corporazione aveva il proprio Genio protettore, una divinità cui rivolgersi per ottenere benedizioni e protezione nelle attività quotidiane. Queste associazioni non solo garantivano la qualità del lavoro e il rispetto delle norme professionali, ma svolgevano anche un ruolo cruciale nella vita politica e culturale delle città romane, influenzando le decisioni delle autorità locali e contribuendo alla costruzione di monumenti e opere pubbliche che ancora oggi è possibile ammirare.

Il cippo dei Fabbri è quindi più di un semplice pezzo di pietra scolpita; è un ponte che ci collega al passato, un’icona della dedizione e della maestria dei lavoratori romani. Attraverso la sua iscrizione, ci parla di un’epoca lontana, in cui le corporazioni professionali dominavano la scena urbana e il Genio vegliava su coloro che plasmavano il mondo con le loro mani abili.

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