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UN’ARMATURA SCINTILLANTE E UNA DOPPIA IDENTITÀ: IL RITRATTO DI AMBROGIO ANTONIO SCARAMPI CRIVELLI MARCHESE DI CANELLI

Uno dei ritratti più affascinanti delle collezioni del Museo di Palazzo Mazzetti, il Ritratto di Ambrogio Antonio Scarampi Crivelli marchese di Canelli dipinto all’inizio del Seicento da Giovanni Caracca (Haarlem, documentato dal 1568 – Torino, 1607), è esposto dal 21 marzo alla grande mostra “Alessandria preziosa. Un laboratorio internazionale al tramonto del Cinquecento” allestita a Palazzo del Monferrato di Alessandria. Il ricco percorso espositivo racconta la civiltà creativa tra Cinque e primo Seicento, che evidenzia l’ambito delle arti suntuarie, a ridosso dell’avvento del Manierismo internazionale negli anni della Controriforma cattolica. Il nostro ritratto è presentato all’interno di una delle sette sezioni, più in particolare quella dell’arte degli armorari.
L’iscrizione presente sul dipinto, attribuibile a Giovanni Caracca identifica il personaggio ritratto con Don Giovanni Battista De Lizaranzu, Cavaliere di Giustizia dell’Ordine di San Giacomo della Spada e governatore del castello di Milazzo e Brucola e appartiene al gruppo di ritratti della famiglia Alfassio Grimaldi di Bellino, acquisiti nel 1937 dalla Cassa di Risparmio di Asti assieme all’edificio allora destinato in parte a sede delle collezioni civiche.
Nel corso della pulitura eseguita nel restauro del 2001 si è appurato che tale iscrizione è parzialmente sovrapposta ad un’altra riferita ad Ambrogio Scarampi Crivelli marchese di Canelli e governatore di Torino. Si tratta di una delle alterazioni subite dalla tela prima di entrare a far parte della quadreria della famiglia patrizia, momento nel quale assunse una nuova identità. Il milanese Ambrogio Antonio Scarampi, appartenne alla fedele nobiltà suddita del duca Carlo Emanuele I, per il quale Crivelli ricoprì la carica di governatore di Torino e colonnello della milizia del suo distretto (1585). Nel 1602 Crivelli ottenne da Carlo Emanuele I il titolo di marchese di Canelli. Il ritratto testimonia le suggestioni mutuate dagli esempi della ritrattistica prodotta in Spagna dove Giovanni Caracca soggiornò in occasione del matrimonio di Carlo Emanule I di Savoia con Caterina Micaela d’Austria, figlia secondogenita di Filippo II. La posa di Crivelli deriva dai modelli spagnoli e richiama i ritratti di Carlo Emanuele I eseguiti da Caracca tra il 1585 e il 1590 anche per il tipo di armatura sfarzosa che rimanda ad uno dei più apprezzati e ricercati armaioli del periodo, il milanese Pompeo della Cesa (1537 circa – 1610), autore dei resti di una guarnitura di Carlo Emanuele I e del petto di corazza identificata con quella indossata da Carlo Emanuele I nel ritratto di Caracca datato 1585 e di collezione privata.

La figura del marchese di Canelli, dal volto severo, è presentata alle spalle di un fondo scuro, su cui spicca l’armatura arricchita dal collare dell’ordine di San Giacomo. La corazza è impreziosita dalle decorazioni all’acquaforte ripartite sulle bande dorate alternate a quelle lisce e forbite. Tra figure di cherubini, piccole grottesche e fiori, le cartelle mistilinee accolgono San Giorgio, al centro della corazza, guerrieri classici, santi martiri e figure allegoriche, tra le quali è riconoscibile la Fortezza, virtù principale del guerriero.

Giovanni Caracca (Haarlem, documentato dal 1568 – Torino, 1607, Ritratto di Ambrogio Antonio Scarampi Crivelli marchese di Canelli
Inizio del XVII secolo
Olio su tela, cm 133 x 95

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