UN TEMPO SEGNAVO LE ORE…

«TEMPORA HORIS OLIM DESIGNANS OB BELLUM IN MACHINAM VERSAM NUNC AD OPUS MEUM RESTITUOR. MCCCCCXXXI»

È la campana stessa della Torre dell’Orologio a raccontare la sua travagliata storia alla città di “AST” attraverso l’elegante grafia gotica fiorita dall’estetica nord-europea che si avvolge in senso antiorario su di essa.
Dopo le “guerre d’Italia” della prima metà del XVI secolo, il saccheggio spagnolo del 1522, pestilenze carestie ed intemperie, una città stremata e povera torna sotto il controllo sabaudo.
Testimone e simbolo del tempo in cui segnava le ore del giorno, successivamente di quello in cui fu trasformata in macchina a causa della guerra, la campana viene restituita al suo compito nel 1531, grazie ad un sapiente intervento dei presbiteri di San Secondo per il valore di 12 scudi del sole.

Sarebbero due però le campane per cui vengono richiesti 20 rubbi di metallo; si infittisce così il velo di mistero che si cela tra le lacune documentarie dei verbali del Consiglio conservati all’Archivio Storico del Comune di Asti.
Quel che è certo è una ragguardevole dimensione di 120 cm di base per 120 cm di altezza ed un peso di 14 quintali, capaci di riprodurre un’intonazione in MI.

Neppure i bassorilievi che rivestono la campana sono lasciati al caso, vestigia di un tempo in cui non era la burocrazia a scandire le giornate, ma la sacralità dei simboli, la magia delle tradizioni, il potere evocativo del suono che chiama a raccolta la collettività nei momenti di pericolo, che ricorda di partecipare alla cosa pubblica attraverso i consigli comunali, che avvisa del coprifuoco tre ore dopo il vespro o che invita a commemorare defunti od onorare le feste.
A svolgere la funzione apotropaica sono i simboli sacri raccomandati da Carlo Borromeo per “i sacri bronzi”; la campana rammenta tuttora agli astigiani di rimanere uniti contro il male tramite la raffigurazione di San Michele che sconfigge il drago, la croce latina, i tratti essenziali di una Madonna con Bambino, la Crocifissione con la Madonna e San Giovanni che sovrasta lo stemma della città ed il Cristo di Pietà che si erge dal Sepolcro.
La campana in bronzo è anche lì, sotto al tetto a 4 falde della Torre Troyana, sorretta dalla mano del patrono San Secondo, in una tela di Gandolfino da Roreto del 1518.

Da 44 metri di altezza la campana più antica del Piemonte, dopo quella non funzionante di San Giorgio a Chieri del 1452, ha il potere di trasformare una costruzione privata del XIII secolo di una famiglia che svolgeva attività finanziarie e di usura in un perpetuo simbolo di unità contro le avversità del passato e del presente.

Altri
articoli