UN RITRATTO PER GIULIA

L’attuale anticamera del Museo Alfieriano conserva il ritratto di Vittorio Alfieri datato 1797.

Il più bello e somigliante dei ritratti del poeta Astigiano, eseguito dal pittore francese François Xavier Fabre, allievo a Parigi di Jean Jacques David a Parigi e borsista all’Académie de France a Roma, è destinato all’amata sorella Giulia contessa di Cumiana. La dedica a quest’ultima compare sulla lettera semi-arrotolata appoggiata sul tavolo a destra.

Il poeta tragico lo aveva promesso in dono a Giulia, la quale aveva già ammirato presso l’abate Caluso di Valperga il celebre dipinto che ritrae il fratello insieme alla adorata compagna Luisa Stolberg d’Albany (Torino, Museo Civico d’Arte di Palazzo Madama), raffigurati in una dimensione intima dell’abitazione fiorentina.

L’opera di Asti è definita superba e «più somigliante d’ogni altro ritratto» anche dalla contessa d’Albany in una lettera indirizzata all’amica Teresa Regoli Mocenni. Il prezioso dono tarda tuttavia ad arrivare e la lunga attesa suscita le ansie di Vittorio. Finalmente il dipinto giunge alla contessa di Cumiana il 21 marzo 1798 e, dal quel momento, la tela raccoglie giudizi encomiastici tra cui quelli del primo pittore del re di Sardegna, Lorenzo Pécheux (1729-1821), direttore dell’Accademia di Belle Arti di Torino. Giulia è felice anche per i versi del poeta Pindaro che il fratello ha scritto sul retro della tela: «Pianta effimera noi, cos’è il vivente? Cos’è l’estinto? un sogno, un ombra è l’Uomo.

Scrivendo alla sorella Vittorio sottolinea che il ritratto inviatole è talmente somigliante che «a chi l’ha veduto qui, me presente, pareva che si fosse fatti un buco nella tela e che io ci avessi messo la testa…»

Nella tela Alfieri appare con un vestito nero su cui spicca lo jabot plissettato, avvolto nel mantello rosso del poeta tragico. Egli porta all’anulare l’anello con cammeo inciso raffigurante la testa di Dante Alighieri, presente anche nel doppio ritratto di Torino. Si palesa in questo celebre ritratto la maestria del pittore nel cogliere il carattere più autentico di Vittorio, dal volto segnato dal tempo, malinconico e chiuso in se stesso. Il poeta sembra inoltre meditare sugli avvenimenti contemporanei: nel 1796 l’invasione francese dell’Italia tormenta Alfieri per gli effetti funesti e terribili, tra cui la «miseria e la servitù» (Vita, IV, 24).

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