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UN ASTIGIANO IN BRASILE: LO SCULTORE MATERNO GIRIBALDI

Bruno, occhi neri “brucianti”, barba fluente, ecco da descrizione del carismatico e prestante scultore astigiano Materno Giribaldi, nato nel 1870, fratello del parroco di Viarigi, don Raffaele.
Inizia la carriera nella scapigliatura milanese, prosegue come allievo di Ernesto Bazzaro e Leonardo Bistolfi (quest’ultimo è autore de’ La Carità situata all’Altare della Patria di Roma), partecipando a diversi concorsi per monumenti ed esposizioni.
Si può definire uno dei più interessanti esponenti dell’Art Nouveau in Italia e in Brasile. Nel 1904 fu tra primi classificati per il concorso indetto dalla città di Arezzo per il monumento a Petrarca. Nel 1907 torna ad Asti dove, nello studio di via Natta, realizza monumenti pubblici, busti e opere funerarie.
Tra le numerose commissioni si ricordano i monumenti per le tombe astigiane della famiglia Zo (1912) e della famiglia Ballario (1917), oltre alla fontana di Piazza Medici per l’apertura del nuovo acquedotto di Cantarana.
Nel 1922, poco dopo la sua vittoria al concorso per il Monumento ai Caduti, da erigere ad Asti, il risultato fu annullato in aderenza al parere della sessione regionale del Partito Nazionale Fascista.
Nel 1925, in seguito a questo spiacevole episodio, emigrò in Brasile dove insegnò modellazione e plastica al Liceo di Arti e Mestieri di San Paolo, dove morì presumibilmente nel 1951 ad 81 anni, dopo aver completato un mausoleo monumentale per la famiglia Jafet nel cimitero della Consolazione in San Paolo.
Ora dal Brasile giungono informazioni documentate grazie alle ricerche avviate da Stefano Masino, geometra e autore di “Racconti Astigiani”.
Il Console generale del Brasile a Milano, ambasciatore Eduardo Dos Santos. ha contattato la giovane ricercatrice Eva Catelli, che pubblicherà le sue ricerche in un saggio, dopo la sua visita ad Asti nel 2020.

FIGURE FEMMINILI, ARTE FUNERARIA E LA FONTANA DI PIAZZA MEDICI
Non esiste ancora un censimento completo delle sue opere, ma si ricordano alcune sue opere note, presenti a Palazzo Mazzetti e nell’astigiano:

MATERNITÀ: scultura di tema femminile raffigurante una madre che si china a baciare il capo del figlio morto, con incisione in corsivo sul lato destro del basamento “M. Giribaldi”. Di proprietà della Cassa di Risparmio di Asti, è presente all’ingresso di Palazzo Mazzetti e risale al dopoguerra, periodo della ristrutturazione.
MEZZO BUSTO al secondo piano di Palazzo Mazzetti che rappresenta una figura femminile a tutto tondo con increspature della veste che coprono le spalle, occhi chiusi e il volto sollevato e rivolto a sinistra. La donna non è identificabile, ma spesso lo scultore si ispirava alle sembianze della figlia Glicinia. La firma dell’opera in lettere capitali compare sulla spalla destra.
FONTANA DI PIAZZA MEDICI, collocata vicino alla Torre Troyana, a pochi passi da Corso Alfieri. Fu realizzata nel 1908 da Giribaldi su progetto dell’ingegnere astigiano Luigi Medici del Vascello, la cui famiglia finanziò nel 1890 l’acquedotto di Cantarana che permise l’arrivo dell’acqua potabile in città. L’uomo muscoloso che cerca di fermare un getto d’acqua simboleggia gli sforzi fatti per incanalare la forza dell’acqua.
È del 1910 il primo monumento funebre firmato da Giribaldi nel camposanto astigiano e restaurato di recente grazie alla committenza di Laura Spagnolini, funzionario della Regione Piemonte, e di sua madre Italia Bosia. Si tratta di una croce con medaglione in marmo di Carrara raffigurante Cristina Ballario-Rolla; sul basamento di granito compare un altro medaglione che ritrae il padre Secondo Ballario, morto sette anni dopo. Una splendida figura femminile, accompagnata da decorazioni floreali, si erge poi sul lato destro della croce.
Il monumento ai Caduti di Viarigi, che rientra in una poetica tardo-liberty allineata a quella di altri monumenti commemorativi della Grande Guerra, riporta invece l’iscrizione dedicatoria sotto al rilievo del soldato con l’elmo in testa che porge una bandiera all’allegoria della Patria; nella parte bassa sono state successivamente aggiunte le lapidi che ricordano anche le vittime civili del bombardamento aereo del 1944.

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