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PASSATEMPI E GIOCHI DEL ‘700

Attraverso le raffigurazioni presenti nella pinacoteca e nelle sale storiche di Palazzo Mazzetti possiamo risalire ad un quadro interessante riguardante i passatempi del ‘700.

BOCCHERINI E IL MINUETTO
Tra le classi nobili era usanza organizzare balli con l’accompagnamento di musicisti (quintetti d’archi soprattutto) che si posizionavano sul balcone in ferro battuto del Salone d’Onore, mentre all’ascolto privato era adibito un salottino con ottima acustica, decorato con stucchi che rappresentano il flauto di Pan e lo spartito musicale sorretti da putti. Di moda all’epoca il compositore Luigi Boccherini e come ballo era in voga il minuetto o pas menu (piccolo passo).

LE GOVERNANTI ED I GIOCHI DEI BAMBINI
Erano le governanti all’epoca a intrattenere i bambini con giochi da usare al chiuso o all’aperto, tra cui bambole e automi che scrivevano, bolle di sapone e volano, mosca cieca. Il gioco dell’oca, dalle origini probabilmente egizie e molto diffuso nel ‘700, aveva per esempio finalità educativa e rappresentava una sorta di metafora dell’esistenza con penalità ed imprevisti; si trovano in effetti analogie con il gioco del Mehen, il cui nome deriva da una divinità egizia e la cui struttura consisteva in una base dalla forma di serpente avvolto su se stesso simile all’uroboro simbolo alchemico rappresentante la natura ciclica dell’universo.

TRADIZIONI CARNEVALESCHE TRA COMMEDIA DELL’ARTE E GIOCO D’AZZARDO

Nella Galleria di Palazzo Mazzetti viene ricordata la commedia dell’arte attraverso le raffigurazioni a stucco dorato di Marsilio Roncati di Meride con personaggi costituiti da tipologie fisse e codificate, mentre la trama era improvvisata e basata su un semplice canovaccio.

Durante il Carnevale, il gioco d’azzardo diventava una vera e propria passione, come descritto anche da Carlo Goldoni nelle sue commedie. La fortuna gioca un ruolo determinante rispetto all’abilità del giocatore nel biribiss o biribisso, il progenitore della roulette che ebbe una diffusione molto ampia a Venezia, essendo parente stretto del lotto. A tal proposito Casanova cita 22 giochi diversi del ‘700 e gestisce la Lotteria della scuola militare a Parigi, dove per lotteria si intende il lotto genovese.

Nella commedia “Una delle ultime sere di Carnovale” Goldoni descrive dettagliatamente il gioco veneziano della meneghella (menega in veneziano vuol dire domenica e meneghella è il diminutivo. La carta che chiamasi la meneghella, è il due di spade), mentre per lo sbaraglino, chiamato altrove backgammon o tric trac contava più la buona sorte dell’abilità del giocatore.

SALA DELLO ZODIACO: ALCHIMIA, OROSCOPO E TAROCCHI

La sala dello zodiaco presenta decorazioni allegoriche con le rappresentazioni delle quattro stagioni e i segni zodiacali accanto alle lunette. L’influsso dei pianeti era ritenuto fondamentale per studiare il tema natale delle dame o per avere un pronostico su eventi importanti.
Gli affreschi di Salvatore Bianchi includono riferimenti e simbologie alchemiche ed esoteriche, tra cui bastone di Asclepio, e le raffigurazioni del sole e della luna.
A tal proposito nel XVIII secolo segna la trasformazione cruciale dei tarocchi da gioco di società a strumento esoterico e divinatorio.

RISSA TRA GIOCATORI DI CARTE: FARAONE E BASSETTA

A testimonianza del coinvolgimento che si riscontra nel ‘700 per i vari giochi di carte si può menzionare la sovrapporta del piano nobile dipinta da Giovanni Michele Graneri nel 1754-56 che ha come soggetto una “Rissa tra giocatori di carte”.

Tra i giochi che ebbero maggiore fortuna a Venezia si ricorda Il Faraone, un vero fenomeno di costume per cui chi non lo conosceva poteva ritenersi escluso dall’alta società. Simile alla bassetta, il suo progenitore, ma con una differenza importante: nel faraone, che si giocava con due mazzi, erano i giocatori (il cui numero era illimitato) a decidere l’entità delle poste al posto del banco.

GIOCHI ORIENTALI

Tra gli adulti era particolarmente apprezzato anche il gioco degli scacchi ed è di notevole pregio la scacchiera portatile laccata del periodo Ching con pezzi in avorio bianco e avorio dipinto di rosso.
In Oriente era molto noto il gioco del go, simile alla dama, con pedine bianche e nere.
Nella collezione orientale di Palazzo Mazzetti si può menzionare, infine, il coltissimo gioco giapponese del periodo Edo, il Kōdō o gioco degli incensi. Costituito da un set con bruciaprofumi e una scatola con motivo a buccia di pera, fiori di tessen e stemma con piume d’aquila, conteneva altre 9 scatolette con all’interno 12 tessere dotate di simboli. Lo scopo del gioco era collegare alla fragranza un passo della letteratura giapponese che la ricordava.

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