Vai al contenuto
LA LUCE
trasteverino

Una delle componenti più sottovalutate e di maggior effetto in un dipinto è senz’altro la luce.

A Palazzo Mazzetti sono esposte diverse opere che mostrano come un uso differente dell’illuminazione possa creare atmosfere sorprendenti e raffinate.
Al secondo piano della pinacoteca trova posto la tela di Pittatore del 1853 intitolata Il Trasteverino, dove l’autore coinvolge in un momento intimo l’osservatore grazie ad una virtuosistica stesura della luce di matrice caravaggesca, ma che mostra anche influenze del “Maestro del lume di candela” operante a Roma, nella chiesa di S. Maria in Aquiro.


È insolito che un pittore ottocentesco come l’astigiano, studente all’Accademia di S. Luca a Roma, si riallacci a Caravaggio prima della rivalutazione del XX secolo, ma l’espediente della candela nascosta con la sua luce calda conferisce alla composizione un’immediatezza ed una vivacità che sottolineano particolarmente il calore umano e l’espressività del personaggio.


Diverso l’uso della luce presente invece nelle Nozze di Cana del 1756 di Giovanni Michele Graneri; essa insiste infatti sulle stoviglie che compongono la natura morta, la quale arricchisce una scena biblica ambientata in epoca posteriore, come si può evincere dall’abito da sposa con gorgiera seicentesca. In questo caso la luce è chiara e radente, come nella pittura fiamminga, e mette in risalto le decorazioni a rilievo, le profondità e la matericità delle superfici metalliche grazie a velature sottili che creano effetti di rifrazione.


Straordinario è poi l’effetto luminoso, quasi fulmineo, presente nel cielo di un piccolo quadretto devozionale nel salottino rosso che rappresenta la Visitazione di pittore piemontese della fine del XVII secolo. Il riflesso perlaceo e argenteo conferito da una pittura ad olio realizzata sul singolare supporto in onice rende particolarmente vivo ed evocativo il tema religioso, a sottolineare il momento spirituale dell’incontro tra la Vergine e la cugina Elisabetta.

La luce qui non è più soltanto di natura fisica, ma è divina, trascendente, in grado di trasmettere la grandezza e la potenza di Dio che si concretizzano in un momento che preannuncia il miracolo.


Atmosferica, realizzata attraverso piccoli tocchi fitti e filamentosi di pennello giustapposti e accostati è invece la luce presente nel paesaggio di chiara matrice divisionista di Giovanni Rovero del 1909 intitolato La Chiesa del Pilone (Torino). Il pittore, vincitore del premio Fumagalli per il paesaggio eseguì anche una tela intitolata Luce fra le tenebre per la Biennale di Venezia del 1920.

Altri
articoli

Questo Sito Web utilizza Cookie

Utilizziamo cookie, anche di terze parti in particolare per assicurare all’utente un’efficace navigazione, per analizzare il nostro traffico e monitorare il comportamento dei visitatori, anche per finalità di marketing.

Cliccando “accetta” acconsenti all’uso di tutti i cookie che utilizziamo.

Per selezionare in modo granulare soltanto alcune terze parti puoi cliccare su “personalizza”.

Per proseguire la navigazione mantenendo le impostazioni di default (solo i cookie necessari) clicca su “rifiuta tutti (solo necessari)”.

Per saperne di più consulta la nostra cookie policy disponibile al seguente link: https://www.museidiasti.com/centro-privacy/informativa-sui-cookie/

Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.


Per utilizzare questo sito Web utilizziamo i seguenti cookie tecnicamente necessari
  • wordpress_test_cookie
  • wordpress_logged_in_
  • wordpress_sec

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi