Il ritratto del banchiere torinese Vinay, eseguito dalla nota pittrice torinese Sofia Giordano Clerc nel 1813, fra i più belli conservati nel Museo Civico di Palazzo Mazzetti, è parte del ricco corredo di immagini che accompagna l’articolo firmato da Luca Barale e Pierre Bény pubblicato recentemente in “Memorie dell’IPAAM” (Institut de Préhistoire et d’Archéologie Alpes-Méditerranée) relativo alla scoperta della Grotta di Falicon, nell’entroterra di Nizza (Francia), situata su un fondo di proprietà di Vinay («La découverte de la Grotte des Ratapignata de Falicon (Alpes-Martimes, France): nouveaux éléments d’archives de L’Académie des Sciences de Turin»).
Le risultanze archivistiche presentate in questo appassionante contributo scientifico hanno permesso non solo di restituire la figure del vero scopritore della grotta di Falicon o des Ratapignata (il nome deriva dal termine che identifica i pipistrelli nel dialetto nizzardo), ma hanno aggiunto nuove informazioni sul proprietario del bene immobile dove fu scoperta la grotta, il banchiere torinese Giovanni Giacomo Vinay.
Quest’ultimo fu padrino e protettore della pittrice Sofia Giordano Clerc (1778- 1829), consigliere di prefettura del Dipartimento dell’Eridano sotto l’occupazione francese di inizio ‘800. Nonostante il titolo attribuito al dipinto e la biografia di Sofia Giordano indichi “Giacinto Vinay” come suo protettore, tutte le altre fonti attestato che si tratta di Giovanni Giacomo, il cui nome è riportato nelle fonti antiche che parlano della pittrice e in numerosi documenti ufficiali dell’epoca pubblicati da Barale e Bény.
Vinay fu colui che favorì il soggiorno della pittrice a Roma presso la scuola di miniatura diretta da Teresa De Maron, sorella di Anton Raphael Mengs. Il ritratto di Asti, realizzato a pastello, pervenne al Museo Civico nel 1951, accompagnato da altri ritratti in miniatura della Clerc, dipinti e oggetti orientali donati dai coniugi Giuseppe Rolando, generale medico della Regia Marina, e Balbina Valpreda, ultima erede della nota famiglia astigiana.
Vinay fu padre di Paolina (1797–1881), che sposò Giuseppe Valpreda (1779–1847), sindaco di Asti dal 1830 al 1834; Giuseppe Valpreda risulta residente nel Palazzo Malabayla e affiliato alla loggia massonica «Bienfaisance» sotto influenza francese. Egli ereditò il patrimonio del padre Giacinto, uno degli uomini più ricchi dell’Asti napoleonica.
Quest’ultimo era proprietario di diversi immobili, filande, una cascina-modello a Portacomaro e di una fabbrica di salnitro impiegato nella produzione di esplosivi. Aveva acquistato la chiesa conventuale di San Francesco per convertirla in filanda e aveva ottenuto dal Comune l’autorizzazione a trasformare l’ex chiesa di San Bernardino in un teatro.
Nel 1827 l’edificio fu venduto al Municipio da Giuseppe, ritratto cinquantenne in un altro quadro della serie a pastello. Di grande finezza esecutiva, i ritratti miniati testimoniano la fedeltà alla lezione mengsiana, attenta all’indagine psicologica dell’effigiato.
La commissione delle miniature Valpreda, di cui una reca la data 1815 (Ritratto di Paolina Vinay), si deve ai rapporti che si istaurarono tra la famiglia astigiana e quella del banchiere torinese. Sofia Giordano fu allieva del pittore bolognese Pietro Giacomo Palmieri e, grazie al sostegno di Giacomo Vinay, si trasferì a Roma all’età di diciannove anni. Nel 1801 fu eletta Accademica di Merito in Miniatura presso l’Accademia di San Luca a Roma. Nel 1802 realizzò i Ritratti del Signor e della Signora de Maron (Torino, Galleria Sabauda). Su richiesta di Vinay tornò a Torino, dove divenne membro dell’Accademia delle Scienze di Torino e lavorò per la corte sabauda.
Dopo il matrimonio con il chirurgo Giovanni Giordano, Sofia proseguì la sua attività di miniaturista, raffigurando copie di famosi dipinti del classicismo bolognese. Nel 1820 presentò il Ritratto del botanico Giovanni Battista Balbis. Autrice di numerosi pastelli apprezzati per il disegno, il colore e l’espressività, realizzò un suo autoritratto a pastello (Torino, Galleria Sabauda), esposto presso l’Accademia delle Scienze nel 1803 e, tra i tanti, i ritratti del fisico Vassalli Eandi (Torino, Museo Civico d’Arte Antica) e di Napoleone (Torino, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano). Agli anni Venti risalgono i ritratti di Federico Allason e Matilde Allason (Torino, Galleria Sabauda), e di Pietro Baldassarre Ferrero e Teresa Ferrero Vinay (Torino, Pinacoteca Sabauda).
Sofia Clerc fu celebrata anche dallo scultore Pietro Canonica, autore della sua tomba nel Cimitero Monumentale di Torino: il ritratto della pittrice è accompagnato da una tavolozza con i pennelli, a sottolineare il mestiere e l’identità professionale dell’artista. La pittrice ritrasse inoltre Domenico Rossetti, opera che compare nel frontespizio del poema sopracitato.
All’inizio del 1804 Giovanni Giacomo Vinay inviò all’Accademia delle Scienze di Torino alcuni frammenti di stalattiti, mentre in quel periodo Napoleone – come Primo Console – veniva acclamato membro della stessa Accademia. Nello stesso anno il Vice Presidente Michele Spirito Giorna (naturalista e massone come Vinay) presento i frammenti ai soci dell’Accademia e rivelò che la scoperta risaliva all’anno VII del calendario rivoluzionario (22 settembre 1798 – 22 settembre 1799), con Gioacchino Vay, genero di Giorna e appassionato di scienze naturali, che guidò i lavori di sgombero all’ingresso a nome di Vinay. Eppure, nonostante tutto, il passaggio di Rossetti e il suo poemetto restano decisivi per la notorietà del sito.
Ma veniamo alla grotta di Falicon, che fu celebrata nel poemetto del poeta Domenico Rossetti tra il 1803 e il 1804 che la rese nota alla stampa europea e citando l’autore come scopritore della grotta nel 1803. La cavità, con stalattiti, stalagmiti e colonne, appare per la prima volta in una litografia di Lodovico Ferretti su disegno di Michelangelo Barberi, basata sul dipinto realizzato nel 1806 da Paolo Emilio Barbieri (Roma, 1775–Nizza, 1841).


