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IL CIMITERO MEDIEVALE DI SANT’ANASTASIO

Ricco di fascino è senza dubbio il sito della cripta di Sant’Anastasio in Asti. Realtà nascosta agli occhi dei passanti che transitano lungo Corso Alfieri, rimase per molto tempo sconosciuta ai più, per essere riportata alla luce tra fine la fine dell‘800 e l’inizio del ‘900. All’interno del sito una delle sezioni visibili grazie agli interventi archeologici è l’antico cimitero longobardo.

I Longobardi ad Asti e l’origine del cimitero
Con l’infiltrazione di popolazioni di origine germanica in territorio italiano venne meno l’utilizzo originario delle aree e degli edifici pubblici di età romana.
La zona occupata da Sant’Anastasio, prima dell’occupazione longobarda della città, era parte del Foro, la grande piazza lastricata centro di aggregazione politica, sociale ed economica del mondo romano. Persa questa funzione diviene dapprima cava per il recupero di materiale edilizio e in seguito sede di uno dei centri religiosi più importanti della città di Asti.
Nell’area viene infatti costruito un edificio in legno destinato al culto cristiano e qui trovano collocazione un primo cimitero e le relative inumazioni di un gruppo di individui, probabilmente appartenenti allo stesso nucleo familiare. Queste sepolture sono state datate tra la seconda metà del VII e la seconda metà dell’VIII secolo d.C.


Le deposizioni successive sono poste attorno alla prima chiesa in muratura, in particolare nella zona orientale del sito, accanto all’abside. Nei pressi dell’edificio di culto vengono dunque posizionate in modo continuativo e per circa due secoli le sepolture di un gruppo privilegiato di individui. Essere seppelliti qui significava infatti una maggiore vicinanza alla zona più sacra dell’edificio, ma anche una rimarcazione del prestigio e dell’importanza sociale del defunto presso i vivi.

La conversione al Cristianesimo e le sepolture urbane
I Longobardi non furono da sempre una popolazione cristiana; in origine infatti praticavano il paganesimo e veneravano divinità femminili legate alla fertilità e alla terra.
In seguito al contatto con altre popolazioni germaniche adottarono il culto di divinità maschili di ispirazione guerriera.
Con il trasferimento in Italia e il contatto con la civiltà romana i Longobardi si convertirono progressivamente al cattolicesimo fra il VI e il VII secolo.

La fede nella resurrezione cristiana comportò quindi la scelta di seppellire i morti invece che cremarli, dal momento che il credente in Cristo sarebbe risorto con il proprio corpo. Tuttavia cimitero di Sant’Anastasio non testimonia soltanto la conversione dei Longobardi, ma anche di un fenomeno che si sviluppa nel corso del Medioevo e che vede lo spostamento dei cimiteri all’interno della città.
In precedenza erano infatti proibite dalle leggi romane le sepolture dei defunti entro le mura cittadine; le aree cimiteriali sorgevano immediatamente al di fuori del centro urbano, lungo i lati delle strade che conducevano alle porte urbiche.


Le dimore dei morti erano dunque tenute rigorosamente separate da quelle dei vivi, anche in funzione della tutela dell’igiene pubblica. L’adozione di questa nuova pratica segna quindi una radicale trasformazione che avrà profonde ripercussioni sulla concezione in età medievale della morte e sulla sempre maggiore familiarità con essa, associata tra l’altro al culto dei martiri, come nel caso astigiano, e delle loro tombe. Inoltre verrà meno la salubrità stessa degli agglomerati urbani, per secoli tutelata dalle leggi romane.

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