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GUGLIELMO CACCIA 400 ANNI DOPO
Banner Guglielmo Caccia 2025

La mostra “Guglielmo Caccia 2025” nelle sedi espositive del Museo Civico di Moncalvo e nel Salone d’Onore di Palazzo Mazzetti ad Asti celebra il quattrocentesimo anniversario della morte di un grande protagonista dell’arte piemontese, tra Cinquecento e Seicento.

Il linguaggio severo del Moncalvo è tipico della Controriforma, ma la sua religiosità è più vicina alle realtà rurali, con influenze manieriste lombarde come Antonio Campi e Bramante.
Le opere esposte a Palazzo Mazzetti documentano un pittore maturo e culturalmente definito, come testimonia in particolare una grande tela con la Vergine, il Bambino e San Giorgio, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti.

La collezione d’arte della Fondazione comprende un prezioso nucleo di opere di Guglielmo e Orsola Caccia, acquisito nel 1998.

Il dipinto, pubblicato da Anna Maria Bava nel volume “Acquisizioni e restauri 1992 – 2000”, edito dalla Fondazione nel 2000, è ricordato come «una delle opere più incantevoli del pittore monferrino, per la ricercatezza della gamma cromatica, per la fantasia inventiva e per la spontaneità degli affetti».

La mostra presenta anche una recente acquisizione della Fondazione, lo Studio per figure di angioletti, i cui putti sono confrontabili con quelli presenti negli album repertori utilizzati in seguito da Orsola Caccia.

L’allestimento include inoltre la Madonna con Bambino e San Giovannino delle collezioni civiche astigiane, tra le opere più raffinate di Moncalvo destinate alla devozione privata. Lo stesso clima di intimità e dolcezza che si respira in questa composizione è presente anche nella Sacra Famiglia di collezione privata.

Di Guglielmo Caccia, in collaborazione con la figlia Orsola, è l’inedita Bottega di San Giuseppe, che propone un’iconografia inconsueta nella scelta dei soggetti, ma perfettamente coerente con lo spirito intimista che caratterizza la scena.

La tela d’altare raffigurante la Madonna con Bambino e i Santi Pietro Martire, Elena e Francesco d’Assisi è opera della bottega di Guglielmo, laboratorio ormai affermato per le committenze religiose.

Il Cristo Redentore delle collezioni civiche di Palazzo Mazzetti documenta la fedeltà di Orsola ai modelli paterni: la figura di Cristo deriva infatti dal Salvatore Benedicente conservato presso il Castello Sforzesco di Milano, originariamente collocato nella Cappella del Tribunale di Provvisione della città, dove il pittore realizzò intorno al 1618 anche la Vergine orante e San Gerolamo e l’angelo.

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