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GLI INTERPRETI DI ALFIERI: DA MORROCCHESI A GASSMAN

Il successo di Vittorio Alfieri come autore si manifesta sia durante la Rivoluzione Francese sia nell’ Età Napoleonica. Le sue opere sono considerate tragedie di libertà e il suo Bruto I precorre addirittura l’unificazione italiana. Altrettanto importanti furono pure i loro interpreti, tra cui il celebre Vittorio Gassman.

Tra gli attori delle tragedie alfieriane, oltre all’autore stesso che vestì i panni del Saul, suscitarono favorevoli impressioni Paolo Belli Blanes ed Antonio Morrocchesi. Quest’ultimo fu celebre per il realismo dei suoi svenimenti e per la gestualità nell’Oreste, tanto che furono illustrate delle tavole a tema nel 1832 inserite nelle Lezioni di declamazione dell’arte teatrale.

Il ventiseienne Morrocchesi volle portare in scena Saul di Vittorio Alfieri nella stessa città in cui in quel periodo risiedeva l’autore nel 1794, ovvero sul palcoscenico fiorentino del teatro di S. Maria. La tragedia del titanico re d’Israele fu portata per la prima volta all’esterno delle sale di palazzo Gianfigliazzi, dove Alfieri stesso provò e allestì l’opera con una compagnia di dilettanti. 

Il successo fu tale da indurre il riottoso autore astigiano ad assistere alla quinta replica e a donare all’attore «cinque rusponi, dodici braccia di panno scuro di Sedan ed una copia delle sue tragedie» e forse, secondo Carmignani (1806), il mantello con cui Alfieri si era fatto ritrarre da François-Xavier Fabre. 

L’attore raggiunse quella sera un tale grado di immedesimazione nel personaggio biblico che, nel recitare l’ultima battuta («Empia Filiste, me troverai, ma almen da re, qui… morto…»), si gettò sulla spada e si accasciò, ferito, sul palcoscenico. 

In tale occasione, Morrocchesi sperimentò inconsapevolmente il processo di identificazione con il personaggio che costituisce il tratto più forte del teatro ottocentesco, sotto il segno del contrasto tra furor e ratio, come prescriveva la drammaturgia di Alfieri. 

Successivamente gli eroi ed eroine di Alfieri continuarono ad essere tra i personaggi più presenti nel repertorio di grandi attori italiani, tra cui Giacomo Modena e Alberto Tessari.

A inizio Ottocento fu famosa, per le sue interpretazioni di Mirra, Carlotta Marchionni e note le performances di Gustavo Modena (figlio di Giacomo Modena) e del suo allievo Tommaso Salvini, entrambi nei panni prima di David e poi del re Saul.

Tommaso Salvini ebbe il merito di svincolare il personaggio del sovrano ebreo dal retaggio risorgimentale e dall’identificazione autobiografica con Vittorio Alfieri, conferendogli profondità ed autonomia.

Nel 1855 Adelaide Ristori, grande interprete di Mirra, è protagonista di una tournée a Parigi durante la quale conquistò il pubblico francese, superando il successo della Phédre di Racine.

Da ricordare è anche L’Oreste di Vittorio Gassman, recitato sia nel 1949 per Visconti, sia nel 1951 con un cast prestigioso e le scene di Gianni Polidori. L’interpretazione del 1951 ha risonanza in tutta Europa.

Nel 1958 l’allestimento sarà oggetto anche di una trasposizione televisiva in cui Gassman da vero mattatore, che <<non fu mai impallato>> interpretò il personaggio enfatizzando la drammaticità dei versi con un abito di scena byroniano dotato di camicia bianca, jabot e mantello nero. Come regista invece,  Vittorio rappresenta l’opera come fosse un melodramma, trattando il testo come uno spartito musicale e abbinando ad ogni personaggio una diversa intonazione ispirata alla lirica: Elettra diventa soprano, Clitennestra contralto, Oreste tenore e Pilade basso. Prima del debutto Vittorio Gassman ascoltava spesso Verdi in cerca di ispirazione emotiva. D’altra parte anche Alfieri aveva fatto precedere l’Antigone da una sinfonia di Cimarosa per coinvolgere il pubblico.

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