Tra i migliori pittori post-impressionisti, cantore della terra piemontese, soleva dipingere accanto alla Certosa di Valmanera o nella val San Pietro, testimone del duro lavoro contadino e di magiche atmosfere.
Influenzato dall’arte rinascimentale e fiamminga, dagli incisori tedeschi e dalla tersa luce giottesca, inizia lo studio all’Accademia Albertina sotto la guida di Gaidano e Marchisio.
Allievo poi di Giacomo Grosso, Manzone tenta di liberarsi della rigidità e dal verismo del maestro desiderando affermarsi come ritrattista, ma svolgendo talvolta lavori su commissione come gli affreschi per la Camera di Commercio e per la chiesa dell’Ospedale di Asti.
I suoi ritratti presentano visi scolpiti da un lieve e fitto tratteggio, sguardi pacati e schietti, mentre le mani, agili o nodose, vengono severamente analizzate al fine di rappresentare la biografia del personaggio come nel caso delle due opere esposte presso la Pinacoteca di Palazzo Mazzetti: “Ritratto di donna con abito viola e libro” del 1910 e “Ritratto di vecchio” del 1914.
Grazie a una borsa di studio del Comune di Asti e ad un lascito di Michelangelo Pittatore, tra il 1907 e il 1913 Giuseppe Manzone aveva studiato a Firenze le opere dei maestri dell’antichità e aveva approfondito la conoscenza dei Macchiaioli e di Bocklin, dei Divisionisti, dei Preraffaelliti e di Bistolfi, per poi tornare ad Asti e sposare la maestra elementare Felicita Michelina Amerio, conosciuta nello studio del pittore Arri e con la quale abiterà in via Pietro Chiesa.
Tra il 1914 e il 1940 aveva partecipato a diverse edizioni della Biennale di Venezia su invito di Felice Casorati.
La sua opera rappresenta tuttora i valori più profondi della tradizione paesistica piemontese, che vide tra i suoi esponenti Lorenzo Delleani, Antonio Fontanesi e Vittorio Avondo, attraverso immagini popolari, paesaggi freschi, colti nel silenzio delle vallate. Poesia e quotidianità si fondevano in un mondo semplice e domestico.
Non influenzata dalle avanguardie come futurismo, cubismo o astrattismo, la sua pittura chiara, mossa, fresca e ariosa interpreta il paesaggio come espressione di vita quotidiana e di gioia domestica ed esprime perfettamente il temperamento immediato, semplice, candido e cordiale dell’artista astigiano dalle mani simili a radici.
Una tenerezza sospesa e un’intima poesia si scorgono nelle sue vedute invernali e malinconiche di Monferrato e Langhe, tra castelli e case di campagna, vigneti, canneti e tetti rossi. La lirica intuizione è la caratteristica stilistica attraverso cui esprime una pacata accettazione delle vicende esistenziali, il fluire sommerso delle stagioni dell’animo umano.
Manzone analizza gli abiti dei contadini, ma evita la crudezza fotografica e mette le persone al centro del suo interesse, in qualità di personaggi sensibili e meditati. Vibrazioni intime si percepiscono anche nelle tele dedicate agli affetti domestici, alla famiglia, o alle composizioni di fiori e frutti.


