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GIACOMO GROSSO: DAL SIMBOLISMO DEL Supremo Convegno
AL REALISMO DE’ La Femme

Giacomo Grosso fu uno tra i più importanti esponenti del cosiddetto “realismo borghese” sviluppatosi in particolare nel periodo della Belle Époque, ma fu, ad un certo punto del XX secolo, dimenticato, per tornare in auge solo una trentina di anni fa.

Pittore di straordinaria abilità tecnica, seppe interpretare il suo tempo, catturando nelle sue opere le speranze e le inquietudini di una società non sempre all’altezza delle novità. Celebre l’esempio dato da Il supremo convegno, tela simbolista che Grosso dipinse per la Biennale di Venezia del 1895, il cui soggetto, apprezzato in Europa, fu invece aspramente contestato dalle autorità religiose della città lagunare. Fu forse per questo che l’artista non volle mai essere un impressionista, nonostante ci fossero tutti i presupposti stilistici.

Pittore caro alla aristocrazia e all’alta borghesia industriale, Grosso ebbe una carriera lunghissima, durata più di quarant’anni e accompagnata da esposizioni di successo, tra le quali quella del 1936 alla Promotrice delle Belle Arti di Torino, visitata da più di 120000 persone. Inoltre, fu figura importante in tutto il circolo dell’Accademia Albertina, perché capace di creare, non solo scuole artistiche di fondamentale importanza, ma anche di innovare le strategie di organizzazione e di “politica istituzionale”; fu uno dei più noti e apprezzati pittori piemontesi la cui ricca produzione artistica e il quotidiano contatto con i giovani suoi discepoli, lo fanno diventare il più rappresentativo degli artisti del tempo.

Fra gli ultimissimi decenni dell’Ottocento e i primi Novecento si affermò la moda del ritrattismo di cui, in Italia ed anche in Francia, Giacomo Grosso fu certamente un eminente rappresentante. In tale ambito, molto importante è il quadro La Femme situato in Palazzo Mazzetti, per il quale Giacomo Grosso vinse la medaglia d’oro alla esposizione viennese del 1898. Per M. Bernardi il dipinto “va letto nel contesto socio- culturale di cui è espressione; è ‘datato’, ma è il preciso documento di un gusto di cui si segnala come il tipo esemplare, di maggior fascino e di miglior soluzione pittorica. Basti confrontarlo, tra le molte donnone dell’Internazionale 1895, al più prudente ritratto di Giovanni Battista Carparetto.”

Oltre al ritrattismo, Giacomo Grosso si affacciò a tutti i generi di pittura fino ad allora conosciuti, come paesaggi e soggetti sacri, cercando di restare sempre al passo con i tempi, sperimentando tutte le varie tecniche e riproducendo differenti soggetti, per arrivare a creare opere d’arte che tutt’oggi sono riconosciute come tali.

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