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CAGLI E CAROSSO: ANALOGIE E DIFFERENZE DI DUE ARTISTI POLIEDRICI
Dettaglio Cagli e Carosso: analogie e differenze

Durante le esposizioni temporanee talvolta capita di notare analogie o parallelismi con autori presenti nelle collezioni permanenti, così avviene per Carlo Carosso (con la mostra Carlo Carosso. Dioniso e Orfeo, poesia e colori del mito) e Corrado Cagli, la cui Composizione del 1975 brilla al secondo piano di Palazzo Mazzetti.

A partire dalla doppia C delle loro iniziali, dal contesto geografico in cui operano (Asti) fino ad arrivare ai temi, ecco che si appalesano le affinità elettive tra i due. Entrambi si rivelano figure poliedriche: pittori, scultori, illustratori e ceramisti.

Cagli, nel 1929, inizia a lavorare nella fabbrica di ceramiche d’arte Rometti a Umbertide, di cui poi diventa direttore artistico. Carosso si dedica invece alla manifattura di piatti di ceramica policroma sia in Grecia che adAlbisola, in particolare recupera la tradizionale manifattura dei Kiuppi, vasi istoriati che illustrano gli interrogativi sul destino dell’uomo.

Ed è proprio il destino dell’uomo che in Cagli assume grande importanza poiché, in maniera critica, egli ne osserva la precarietà e la perdita di unità.

La pienezza della conoscenza dell’uomo è, secondo lui, inconseguibile fuori della reviviscenza della sua storia.

L’artista di Ancona parla all’universale ed insieme all’eterno, agli uomini di ogni tempo e a tutte le epoche dell’uomo in una successione ininterrotta: conosce l’arte pompeiana, ma anche le figure totemiche provenienti dalla cultura Maya, Azteca e Incas che colloca all’interno di uno spazio grafico che ricrea una sorta di continuum spazio-temporale dove ogni popolo coesiste senza nostalgia per il passato ed il futuro non è caratterizzato da ingenui ottimismi.

L’astigiano Carosso parte, invece, dalla cultura delle sue radici italo-greche ed attraverso il mito, dionisiaco ed orfico specialmente, rappresenta l’umano nella sua quotidianità e attraverso la sua vena ironica. Si può dire che Cagli, rendendo attuale il remoto e mnemonico il futuro, guarda l’uomo da un punto di vista più lontano e obiettivo, mentre Carosso osserva l’uomo più da vicino elevando il quotidiano (mercati, borghi medievali, palio) a mito.

Entrambi gli artisti vivono pienamente il proprio tempo stringendo legami con celebri poeti con cui collaborano a quattro mani unendo l’ispirazione lirica all’illustrazione, la parola all’immagine. È così che Ungaretti descrive Corrado Cagli: <<il fauno semita, italico, greco, canta in Sicilia. Rivestito della corazza magica dei millenni umani>>. D’altro canto l’italo-greco Carosso, nel 1971, a Samo inizia un sodalizio umano ed artistico con Ghiannis Ritsos, con il quale decora i kiuppi e crea cartelle che abbinano illustrazioni e versi.

Carosso realizza i drappi del Palio nel 2000, anno del Giubileo, mentre su due murales Cagli, al grido di “Muri ai Pittori”, raffigura a Roma La corsa dei barberi, rievocazione della celebre corsa dei cavalli bradi fino a Piazza del Popolo.

I due pittori invocano la collaborazione delle arti, dunque, ed eleggono Orfeo e Bacco a soggetti prediletti.

Cagli raffigura in affresco Orfeo che incanta le belve per la Biennale di Venezia nel 1938 e il Trionfo di Bacco e Arianna per la Ballet Society di New York nel 1948, mentre Carosso realizza l’Orfeo del 1987 per L’Organisation Mondial des poètes e i Bacchi degli anni Settanta con monete o frutti tra le dita che rappresentano la sua anima e la purezza della sua ispirazione.

L’impegno sociale, i valori di libertà e democrazia, la negazione del conformismo, la precarietà e la fragilità della vita contemporanea, accomunano queste due figure di artisti: Carosso si schiera al fianco di Ritsos in difesa dei diritti civili contro la dittatura dei colonnelli, Cagli resiste agli attacchi antisemiti a seguito delle leggi razziali e prende parte con le truppe alleate alla liberazione nel campo di concentramento di Buchenwald.

Concludendo, il mito è per Cagli una formula di saggezza ed attraverso la cultura egli acquisita con maturità la coscienza delle culture primitive e delle tradizioni popolari senza nostalgie edeniche per un felice incontaminato stato di natura.

Carosso, invece, si avvicina al mito attraverso l’ironia per trovare l’equilibrio nella sua colorata visione della quotidianità.

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