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ASTI, CITTÀ TURRITA

Il passato medievale di Asti è reso evidente dalla presenza delle molte e antiche torri ancora oggi ben visibili passeggiando per il suo centro storico. Queste infatti, come avviene nel caso della torre Troyana di piazza Medici e della torre Comentina, svettano ancora dopo secoli al di sopra degli edifici circostanti.
L’aspetto di Asti nel Medioevo e specialmente nel XIII secolo, momento della sua massima crescita economica, era quello di una vera città turrita. La torre, esulando dalla sua funzione difensiva, veniva infatti utilizzata dalle famiglie nobili come strumento di manifestazione e affermazione della propria ricchezza e del proprio prestigio. La differenza fra queste torri e quelle costruite per difesa è testimoniata dalla maggiore attenzione agli elementi decorativi e coloristici, ad esempio nella muratura o nelle fasce di coronamento.
Nicola Gabiani, attivo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, fu un illustre astigiano che compì una lunga e costante ricerca di riscoperta delle testimonianze medievali della città. È lui ad osservare che “ dopo il Mille e specialmente nel secolo XII, […] oltre alle torri, che si fabbricavano nei vecchi tempi nel giro delle mura della città e delle fortezze per maggiore difesa e guardia delle medesime, si introdusse, nelle città più potenti, anche il costume che i Nobili privati fabbricavano torri nelle loro case a loro spese. Indizio di chiara nobilità era tenuto allora il poter alzare ed avere somiglianti torri, perché essi godevano il privilegio e la potenza di edificarle”.
La volontà di affermazione del potere tramite questa tipologia edilizia, era così diffusa da creare una vera e propria competizione tra famiglie, con costruzioni sempre più alte, al punto che si creò per il comune di Asti l’esigenza di regolamentarne le altezze. Vennero infatti inseriti negli Statuti della città, dei provvedimenti legislativi nei quali si vietava di “innalzare torri in muratura che superassero in altezza quella dei Bertramenghi e Scarampi”. Quest’ultima era un’antica torre di 36 metri, condivisa da due nobili famiglie e già distrutta ai tempi di Gabiani.
Disattendendo le indicazioni dettate dagli Statuti, alcune famiglie astigiane come i Troya o i De Regibus, eressero torri ben al di sopra dei limiti imposti; la stessa torre Troyana misura ancora oggi 44 metri di altezza. Ulteriori norme vennero promulgate, portando a pene pecuniarie per i trasgressori e obblighi di riduzione delle altezze.

La torre medievale di Palazzo Alfieri
Tuttavia non ogni torre dell’Asti medievale è ben visibile, molte vennero demolite a partire dalla fine del XVIII secolo e diverse furono inglobate negli edifici costruiti successivamente. Testimonianza di questo secondo caso è la torre medievale di Palazzo Alfieri. Questa è infatti visibile esclusivamente visitando gli ambienti interni di questo importante edificio, acquisito nel 1901 dal conte astigiano Leonetto Ottolenghi dagli eredi Alfieri con l’intento di farne luogo di studi e memorie locali.
Nel corso dei secoli la memoria della torre era stata completamente cancellata e occorre attendere tempi più recenti e in particolare il 2008 per vedere i primi interventi di restauro che l’hanno riportata alla luce.
L’antica torre era stata infatti totalmente inglobata nel corso dei lavori di riplasmazione del palazzo, operati da Benedetto Alfieri nella seconda metà degli anni trenta del Settecento.
Molti gli interventi che nel corso dei secoli hanno portato alla sua sparizione, dalla sostituzione degli originali orizzontamenti con volte in laterizio, alle murature interne scalpellate e intonacate per ampliarne gli spazi. La stessa volta a crociera del sottotetto era stata nascosta da una volta a vela, ma anche la ghiacciaia, ambiente utile alla conservazione delle derrate alimentari, era stata riempita di scarti di carbone combusto.

Per restituire uniformità architettonica e cromatica alla torre è stato effettuato un intervento di “cuci- scuci” operazione che consente di ripristinare la continuità muraria, con la sostituzione delle parti degradate, senza pregiudicare la funzione portante durante lo svolgimento dei lavori.
I lavori hanno anche curato in particolare ripristino e conservazione delle buche e dei fori presenti sulle pareti interne. Questi potevano avere in origine diverse funzioni; buche pontaie, ovvero fori fatti intenzionalmente in corso di costruzione per sostenere un’impalcatura di ponteggio, oppure cavità per sorreggere le travi dei solai medievali.
Attualmente la torre è visibile all’interno del percorso espositivo di Palazzo Alfieri fra il grande Salone la cosiddetta Galleria della vita e funge da collegamento grazie a una passerella, sospesa nel vuoto della torre stessa, che permette di ammirarne la sezione interna.

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