Suburbe
Il periodo romano è quello meno raccontato della storia astigiana, eppure, sotto le forme preponderanti della città medievale...

Asti, distante circa 600 chilometri da Roma, fu fondata nell’ultimo quarto del II secolo a.C., all’epoca delle campagne di espansione romana nella Gallia Cisalpina condotte dal console Marco Fulvio Flacco.

La romanità di Asti, a distanza di oltre due millenni, è fatta di piccole perle ottimamente conservate che affiorano dove meno ce lo si aspetta: pensiamo ai capitelli di età imperiale riutilizzati come base per l’acquasantiera per la Cattedrale di Santa Maria Assunta, o alla Torre Rossa, o ai resti dell’anfiteatro visibili dalle vetrine di un elegante palazzo di via Massimo d’Azeglio, o, infine, ai resti della Domus di via Varrone. 

La Domus di via Varrone

La Domus di via Varrone rappresenta un rinvenimento di eccezionale importanza, poiché testimonia la capacità ingegneristica dei Romani, la loro capacità di unire funzionalità, eleganza e comfort tipici di un’abitazione moderna.

Vi si trovano, infatti, un mosaico pavimentale in condizioni conservative quasi perfette, della misura di 3×1,70 metri, decorato con cornici geometriche in tessere bianche e nere, figure animali e vegetali (racemi d’edera, pesci di diverse specie) e incrostazioni geometriche di marmi e pietre variopinti, e i pilastrini appartenenti al sistema di riscaldamento definito a ipocausto (letteralmente: “che brucia sotto”, dal greco antico), che creavano un’intercapedine al di sotto del pavimento nella quale veniva convogliata l’aria riscaldata da una fornace. I frammenti di intonaco poi, ancora visibili, rimandano a decorazioni parietali sullo stile di quelle, più note, di Pompei.

La sua ubicazione, alle estreme propaggini occidentali del Decumano Massimo, principale asse viario che attraversa la città in senso longitudinale, colloca questa dimora al contempo al riparo dal trambusto del centro, ma non troppo distante dal Foro, che doveva collocarsi in Corso Alfieri nell’area tra Piazza Roma e la Cripta e Museo di Sant’Anastasio. 

La Torre Rossa

Di epoca romana è anche la cosiddetta Torre Rossa: originariamente, infatti, doveva affiancare uno dei lati della porta di accesso alla città romana, quella collocata al termine occidentale del Decumano Massimo. Sulla base del confronto con altre porte urbiche conservate (si pensi a Porta Palatina, a Torino), è verosimile pensare, dunque, che nel sito dovesse esserci una seconda torre, poi andata distrutta nel corso dei secoli.

Di nuovo, un’altra curiosità si svela su questo pezzo di Roma ad Asti: la torre è stata innalzata in età medievale, con l’aggiunta dei due piani sommitali, decorati con archetti, con l’uso alternato di cotto e arenaria, tipico del Romanico piemontese (lo si può notare e ammirare anche nel Complesso di San Pietro). Per un periodo fu anche usata come campanile di una chiesa romanica, poi abbattuta nel XVIII secolo per far posto all’attuale chiesa barocca di Santa Caterina. 

L’anfiteatro

In via Massimo d’Azeglio, attraverso le vetrine di un elegante negozio, sono visibili resti delle strutture murarie dell’anfiteatro di Asti, situate al di sotto di un palazzo costruito nel secolo scorso. Collocato a nord del Decumano Massimo (l’ormai noto Corso Alfieri), doveva ospitare giochi gladiatori e spettacoli di intrattenimento per la plebe urbana di Hasta, così come a Roma il Colosseo.

Nulla si perde, insomma, della storia di Asti. Più semplicemente qualcosa si nasconde, tra i diversi sedimenti della città che possiamo apprezzare oggi. Hasta è lì, in centinaia di frammenti da svelare.

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