Sergio Vacchi è stato uno degli artisti italiani più osannati per tutti gli anni ‘50 e ’60 del Novecento e maestro dell’Informale. L’artista nasce il primo aprile del 1925 a Castenaso, nel Bolognese.
Il padre, Giuseppe Vacchi, di origine contadina, si arricchisce nel dopoguerra grazie alla dote della moglie, Maria Luisa Barchetti, figlia di proprietari terrieri.
Sergio Vacchi fin da bambino viene mandato a studiare a Bologna dove frequenta la scuola elementare presso il Collegio San Luigi, gestito dai Padri Barnabiti. Nello stesso istituto frequenta sia le scuole medie che il liceo classico.
All’età di 19 anni si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza, ma dopo due esami sostenuti abbandona l’Università per dedicarsi alla pittura. Si avvicina quindi alla pittura come autodidatta, senza aderire a studi canonici di scuole o accademie d’arte.
Nel 1946 prende in affitto uno studio in via Borgonuovo a Bologna. In questi primi anni viene influenzato dalla realtà artistica bolognese, quella dominata dalle due grandi personalità di Roberto Longhi e Giorgio Morandi. L’utilizzo di tele di grandi dimensioni può essere letto come un rifiuto del canonico formato «borghese» dei quadri di Morandi.
LE INFLUENZE DI UNO DEGLI ARTISTI PIÙ ORIGINALI DEL NOVECENTO
Nel 1946 inizia a frequentare la facoltà di Lettere per assistere alle lezioni dello storico Roberto Longhi. In quegli anni conosce Francesco Arcangeli, allievo del Longhi, che diventa suo amico, promotore e confidente.
Successivamente affascinato della pittura di Van Gogh, subisce fortemente l’influenza del Picasso di Guernica e del post cubismo, appassionandosi al connubio tra ricerca formale e impegno sociale.
Tra il 1952 e il 1955 abbandonerà le suggestioni picassiane a favore del naturalismo e delle lezioni di Cézanne, dedicandosi ad un dialogo solitario con la natura e con la luce naturale, dipingendo paesaggi padani.
La ricerca pittorica lo porta verso la poetica dell’Informale e una pittura violenta e istintiva che distingue le sue opere tra il 1956 e il 1962.
Dal 1958 comincia ad affermarsi con la mostra di pittura contemporanea italiana tenutasi a Copenaghen, poi con l’esposizione alla Contemporaries Gallery di New York, che lo portano a farsi conoscere a livello internazionale.
Non incasellabile in alcuna corrente artistica, Sergio Vacchi passa dall’Informale al figurativo, per approdare allo stile simbolico con predisposizione per i grandi formati.
ROMA ED I GRANDI COLLEZIONISTI
Nel 1959 si trasferisce a Roma e inizia a frequentare e conoscere l’ambiente intellettuale romano, dove stringe amicizia con numerosi artisti italiani che gravitano nella capitale intorno agli anni ‘60 del Novecento, entrando a far parte di quel mondo variegato e pieno di stimoli che lo aveva portato a desiderare il trasferimento da Bologna.
È un periodo importante per Sergio Vacchi: c’è molto interesse ed entusiasmo per il suo personalissimo modo di fare arte, viene apprezzato e stimato non solo nella stretta cerchia di critici e galleristi, ma inizia anche ad avere importanti collezionisti tra cui Carlo Ponti e Sofia Loren, che acquistano negli anni sessanta ben centodieci suoi quadri.
I CICLI PITTORICI
Dal 1962 al 1968 Vacchi si dedica a tre grandi cicli: Il Concilio, La morte di Federico II di Hohenstaufen, e Galileo Galilei semper. Abbandona l’Informale per dedicarsi a tematiche sociali, in particolare una riflessione sul potere ecclesiastico, storico e scientifico.
Dal 1968, nonostante varie contestazioni, Vacchi abbandona il tema del potere e si dedica per cinque anni al Ciclo del pianeta, che si concluderà nel 1973 con l’immensa tela Finisterre. Nelle sue opere Vacchi si rifugia nel sogno, nelle visioni surreali e fantastiche, fatte di uomini, donne, animali, ma anche di strani corpi contorti e avvinti in un paesaggio deserto e abbandonato; un esempio è “Il giardino del pianeta” a Palazzo Mazzetti.
Il suo immaginario pittorico continua ad evolversi in un altro ciclo, quello delle Piscine lustrali che ha inizio nel 1974. Sono tele ricolme di contenuti sensuali ed erotici in cui compaiono le presenze costanti di tre colonne-fallo, avvolte in un’atmosfera cupa e desolata. I personaggi rappresentati abitano questi spazi nebulosi e fumosi, in cui le esalazioni delle piscine ormai inquinate ed infette, ricordano gli inferi danteschi.
LA FONDAZIONE SERGIO VACCHI
Nel 1997 Vacchi compie un nuovo trasferimento: lascia Roma per andare a vivere in Toscana, nei dintorni di Siena. Qui, presso il Castello di Grotti nasce la Fondazione Sergio Vacchi con lo scopo di realizzare attività multidisciplinari: mostre, conferenze, spettacoli teatrali, concerti.
Abiterà nel castello di Grotti fino alla fine dei suoi giorni. Nel 2007 egli smette di dipingere a causa del Parkinson.
L’artista viene a mancare il 15 gennaio 2016.

