Quest’anno la casa editrice Edas di Messina ha pubblicato il volume di Giovanni Molonia intitolato Saro Cucinotta, incisore, critico d’arte e patriota messinese. Molonia, insigne studioso di storia, arte e tradizioni della sua città, scomparso nel 2019, ha lasciato il libro in una stesura completa, poi preparata per la stampa dalla moglie Alba Crea.
Formazione artistica e primi successi
L’opera mette a fuoco la figura di Cucinotta, ripercorrendone le tappe biografiche: dalla formazione e dai proficui contatti con critici e artisti meridionali, al soggiorno parigino – durante il quale collaborò con importanti riviste francesi – fino alla tragica morte, avvenuta nel periodo sanguinoso successivo alla sconfitta francese nella guerra franco-prussiana e all’instaurazione di un governo nazionale conservatore.
Il giovanissimo Cucinotta, già considerato eccellente nel disegno, studia con il professore Giovanni Benincasa, che lo introduce ai corsi di incisione tenuti da Aloysio Juvara, docente presso la Regia Università di Messina. Nel 1850 è tra gli studenti che seguono Juvara a Napoli, dove il professore aveva ottenuto la cattedra di tecniche incisorie all’Accademia. Sin dalle prime esposizioni Cucinotta ottiene riconoscimenti: nel 1855 presenta il disegno preparatorio dell’incisione Lo Sposalizio di Santa Caterina (soggetto tratto da Correggio), che sarà completata da Juvara dopo la sua morte.
Impegno patriottico e attività artistica
Il suo impegno politico lo vede coinvolto nei moti del 1847 e del ’48, nell’impresa dei Mille e, infine, nei soccorsi durante la guerra franco-prussiana. A Napoli, oltre a esporre con crescente successo le sue acqueforti, inizia a scrivere i primi articoli sull’arte moderna, sempre in chiave antiaccademica. Nel 1866 lascia la città per Parigi, dopo aver partecipato alla Terza Guerra d’Indipendenza, anno in cui ottiene anche la consacrazione ufficiale con l’acquaforte Dopo il diluvio, dal celebre dipinto di Filippo Palizzi oggi conservato a Capodimonte.
Parigi: arte, lavoro e riconoscimenti
Nella Parigi rinnovata per l’Esposizione Universale del 1867, Cucinotta risiede nel quartiere di Batignolles, animato da artisti quali Renoir, Pisarro, Degas e Manet. Frequenta i Salons, aderisce alla Société des Aquafortistes e collabora con L’Illustration e con altri periodici d’arte, che diventano la sua principale fonte di sostentamento. Sono anni di intenso lavoro, coronati nel 1869 dalla tanto desiderata Croce di Cavaliere della Corona d’Italia. Il nome dell’artista e le circostanze della sua morte sono ricordati in uno dei più bei dipinti conservati al Museo Civico di Palazzo Mazzetti: L’Ambulanza italiana di Carlo Nogaro.
Il dipinto di Carlo Nogaro e la tragedia del 1870
La guerra franco-prussiana segna duramente anche la carriera di Nogaro, trasferitosi a Parigi nel 1866. Il dipinto, datato 1872 e realizzato in studio, si ispira all’esperienza vissuta in prima persona dall’artista durante il conflitto del 1870, quando prestò assistenza ai feriti del Théâtre Italien, una delle compagnie di soccorso più organizzate della città, caratterizzata dalla presenza di artisti e musicisti. Nel comitato figuravano anche le mogli dei membri dell’Ambulanza, tra cui Marie Thérese Lesseps Nogaro. Sulla targhetta in legno dorato dipinta dall’artista, che riporta i nomi dei quindici componenti dell’“ambulanze italiana”, accanto a quello del nostro incisore messinese compare una nota che ricorda il suo tragico destino: “fucilato per sbaglio all’entrata delle truppe a Parigi”.
La morte di Cucinotta: ricostruzione storica
Tra i meriti del libro di Molonia emerge quello di offrire una ricostruzione attendibile della morte di Cucinotta. A differenza di molti artisti, tra cui l’amico italiano Francesco Netti, egli non abbandona Parigi quando, per reprimere i ribelli della Comune, sopraggiungono da Versailles le truppe inviate dai Prussiani e dal governo francese. Le fonti francesi raccontano che Cucinotta, nel tentativo di soccorrere un comunardo ferito nei pressi della sua abitazione, fu arrestato nonostante le proteste e l’esibizione del bracciale bianco con la Croce Rossa dell’Ambulanza Italiana. Le sue grida di innocenza non valsero a nulla. La mattina seguente rifiutò di essere condotto a Brest per l’imbarco sulle navi-prigione e venne freddato con due colpi di rivoltella al Parc Monceau, teatro di esecuzioni di massa. Il corpo non fu mai ritrovato.
Tra eredità e memoria
Dopo la notizia della sua morte, la città natale, gli amici e gli artisti si mobilitarono per rendere omaggio all’incisore scomparso. Il libro di Molonia restituisce merito e visibilità a questo artista messinese ed europeo, rinnovandone il ricordo e il valore storico-artistico.



