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BOLDINI, CARDONA E MENCARELLI: UN LEGAME SEGRETO TRA IL PITTORE FERRARESE E L’ASTIGIANO

L’INTERVISTA ALLA GAZZETTA DEL POPOLO
“Da quando in qua le donne italiane si sono messe a lavorare?” “Dal dopoguerra”: questo fu il primo scambio telefonico intercorso nel 1926 tra l’astigiana Emilia Cardona e il ferrarese Giovanni Boldini, il quale infine le concesse un’intervista per la Gazzetta del Popolo.
La ventiquattrenne giornalista de’ La Gazzetta del Popolo racconta di essersi smarrita a Parigi alla ricerca dello studio del pittore in Boluvard Berthier 41, che il ritrattista italiano ereditò da John Singer Sargent.
La giovane piemontese rimase delusa trovandosi davanti ad un piccolo anziano di 84 anni dalle gambe storte, l’ampio torace e gli occhi cerulei ormai appannati che la squadravano sotto la bombetta poiché la voce giovanile del pittore al telefono l’aveva ingannata e confusa. Ella vide di fatto l’uomo dietro al mito, mentre egli si imbarazzò inizialmente poiché fu “sorpreso vecchio”. 


IL PRIMO MATRIMONIO DI EMILIA CARDONA CON L’ARCHITETTO MENCARELLI
La giornalista esordiente, legata ad amicizie per lei troppo provinciali, fuggiva anche da un difficile matrimonio con l’architetto fiorentino Mario Massimo Mencarelli, sposato con rito civile nel 1923. Asti era per lei connessa ad una realtà pratica e morale prefissata, troppo limitante per la sua personalità. Dall’Italia si trasferisce, dunque, nella moderna Parigi per cominciare una rivoluzione in qualità di donna libera ed emancipata, determinata ad assecondare le sue aspirazioni umane ed intellettuali.
Curiosamente, ad Asti, nella sala del Podio di Palazzo Alfieri, si colloca la cattedra lignea disegnata dall’architetto Mencarelli nel 1939, 10 anni dopo il secondo matrimonio della Cardona con Giovanni Boldini.
Realizzata dal falegname astigiano Biga, la cattedra in stile razionalista presenta 4 gradini e un corpo centrale a pannelli quadrati con lo stemma degli Alfieri corredato dal motto “Tort ne dure. Hostili tincta cruore”. Essa è sostenuta da 5 semi-cilindri decorati con foglie, sorreggenti le maschere della tragedia e della commedia, e fu collocata in quella che fu la casa natale del trageda astigiano Vittorio in occasione della visita del duce.


IL MATRIMONIO TRA “MILLI” DA CASTIGLIONE D’ASTI E “LE PEINTRE ITALIEN DE PARIS”
Emilia Cardona sposò Giovanni Boldini a Parigi il 29 ottobre 1929, nonostante il parere contrario di Gaetano, fratello del celebre ritrattista.
Secondo una testimonianza della giornalista a Raffaele Monti le nozze non sarebbero state realmente consumate. Durante il discorso nuziale il pittore, ironico e malinconico, si discolpò per il fatto di essere nato prima della giovane moglie, la quale dice di essere entrata quasi per scherzo nel segreto di un mago, che parlava con voce giovanile in un francese pittoresco. «…Non è molto bella, ma è molto buona…» scriveva il pittore nel 1927 parlando per la prima volta della donna al fratello.
Il fascino di “Milli” (sensuale, gentile eppure ferma, estroversa sebbene conservatrice, avvenente ed al contempo materna) era fortemente dipendente dalla sua complessa connotazione psicologica di donna concreta, legata ai principi morali dell’ambiente contadino nel quale era cresciuta: Castiglione d’Asti.
Il profilo della giornalista tracciato dalle indagini commissionate da Gaetano Boldini a un detective risulta invece poco raccomandabile così come quello nei rapporti presentati dal professor Leone Carovita al podestà di Ferrara. Emilia ha infatti un legame profondo con gli artisti e con l’arte come filosofia di vita, abbracciata anche negli aspetti più irrazionali, euforici o malinconici.


L’EREDITÀ DI BOLDINI
Nonostante gli avversi pareri, Emilia Cardona fu nominata erede universale, circostanza che pesò notevolmente quando nel 1930 rimase incinta.
L’unica figlia di “Milli” e dello scultore Francis La Monaca fu data in adozione, ma un anno dopo la morte del ritrattista i due amanti si unirono in matrimonio nel 1932 portando a compimento il progetto di vita agiata che l’eredità del grande maestro consentì loro. Giovanni Boldini morì l’11 gennaio 1931 a Parigi in boulevard Berthier e fu sepolto nel Cimitero monumentale della Certosa di Ferrara.

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